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Rischi ESG e sistemi di controllo: la nuova sfida per il revisore di sostenibilità

Redazione Fiscalrevisione4 min di lettura
Rischi ESG e sistemi di controllo: la nuova sfida per il revisore di sostenibilità

La qualità dell’informativa di sostenibilità dipende sempre più dalla solidità dei processi attraverso i quali i dati vengono prodotti, verificati e tracciati. Non è quindi sufficiente concentrarsi sul dato finale: occorre comprendere il sistema di controllo che ne garantisce attendibilità e completezza.

La Circolare n. 6/E del 6 agosto 2026 dell’Agenzia delle Entrate, dedicata al Tax Control Framework, offre in questo senso uno spunto di particolare interesse. Il documento valorizza l’integrazione tra il sistema di gestione del rischio fiscale e gli altri sistemi di controllo aziendale, compresi quelli relativi all’informativa finanziaria e di sostenibilità.

Per il revisore di sostenibilità, questa evoluzione assume rilievo perché l’assurance sull’informativa ESG richiede una conoscenza dei processi aziendali che generano i dati oggetto di verifica e dei controlli che ne presidiano l’affidabilità.

Dalla mappa dei rischi al dato ESG

La distinzione tra rischi fiscali, contabili, finanziari e non finanziari diventa meno netta quando si osservano concretamente i processi aziendali.

Un singolo processo può infatti produrre contemporaneamente informazioni di natura diversa. La gestione del personale può alimentare dati relativi agli indicatori sociali e, allo stesso tempo, informazioni con rilevanza contabile e fiscale. La gestione dei consumi energetici può incidere sugli indicatori ambientali, sui costi aziendali e, in determinati casi, anche sulla posizione fiscale.

Il punto di partenza diventa quindi il processo aziendale, rispetto al quale individuare i rischi, i controlli e le responsabilità.

È la stessa logica che caratterizza la Risk and Control Matrix utilizzata nei sistemi di controllo fiscale e contabile: identificare il processo, individuare il rischio, associare il presidio e verificare l’effettivo funzionamento del controllo.

Un’impostazione che può essere utilmente applicata anche all’informativa di sostenibilità, evitando di creare sistemi completamente separati.

Il controllo non si ferma all’esistenza della procedura

Uno degli aspetti centrali riguarda l’effettivo funzionamento dei controlli.

La presenza di una procedura formalmente approvata non dimostra, da sola, che il rischio sia adeguatamente presidiato. Occorre verificare se il controllo viene effettivamente eseguito, con quale frequenza, da quale soggetto e sulla base di quali evidenze.

La logica è quella della distinzione tra rischio inerente e rischio residuo: identificato il rischio, occorre comprendere quanto i controlli esistenti siano in grado di ridurne probabilità e impatto.

Per il revisore di sostenibilità questo approccio consente di concentrare le procedure sulle aree maggiormente esposte al rischio di errori, omissioni o informazioni non adeguatamente supportate.

Particolare attenzione deve essere riservata anche alle carenze rilevate. Un’anomalia riscontrata nella produzione di un dato ESG può infatti rappresentare non soltanto un problema circoscritto alla singola informazione, ma il segnale di una debolezza più ampia del processo.

Quando il rischio ESG diventa rischio aziendale

L’integrazione tra sistemi di controllo assume ulteriore importanza quando un rischio di sostenibilità produce effetti anche su altre aree della gestione.

Un rischio ambientale può comportare maggiori costi, investimenti o obblighi normativi; un rischio sociale può incidere sulla gestione del personale e sui processi organizzativi; un rischio di governance può coinvolgere responsabilità, procedure decisionali e sistemi di controllo.

Anche la stessa Circolare 6/E/2026 si inserisce in questa prospettiva, considerando la possibilità di integrare nella mappa dei rischi fiscali anche rischi non finanziari con impatto fiscale.

Per il revisore di sostenibilità, ciò conferma l’importanza di comprendere le interazioni tra i diversi sistemi di controllo aziendale.

Un ulteriore elemento riguarda la cybersecurity. La digitalizzazione della raccolta e della gestione dei dati ESG rende infatti rilevanti anche i presidi relativi agli accessi, alla conservazione delle informazioni, alla tracciabilità delle modifiche e alla protezione dei sistemi che alimentano la rendicontazione.

La sostenibilità entra nella governance dei rischi

L’integrazione tra sistemi di controllo porta quindi la sostenibilità all’interno di una dimensione più ampia di governance.

Strategia fiscale, codice etico, gestione dei rischi, controllo dell’informativa finanziaria e controllo dell’informativa di sostenibilità non devono necessariamente essere considerati compartimenti autonomi. Possono rappresentare componenti differenti di un sistema complessivo di governo e controllo dei rischi aziendali.

Per il revisore di sostenibilità diventa pertanto importante verificare la coerenza tra ciò che l’impresa dichiara, ciò che misura, ciò che controlla e ciò che effettivamente gestisce.

La qualità dell’informativa ESG non dipende soltanto dalla correttezza del risultato finale, ma dalla robustezza del processo che lo genera.

Una nuova prospettiva per l’assurance

L’evoluzione dei sistemi di controllo interno porta il revisore di sostenibilità a guardare oltre il singolo indicatore. La pianificazione dell’attività di assurance richiede una conoscenza dei processi che alimentano l’informativa, dei rischi associati, dei controlli predisposti e delle evidenze disponibili per dimostrarne il funzionamento.

Non significa trasformare il revisore di sostenibilità nel responsabile del sistema di controllo interno dell’impresa. Significa, piuttosto, comprendere quel sistema nella misura in cui costituisce la base sulla quale vengono prodotti i dati oggetto di assurance.

La direzione appare quindi sempre più chiara: la qualità dell’informativa di sostenibilità passa dalla qualità dei processi e dei controlli che la alimentano.

Per il revisore di sostenibilità, la capacità di collegare rischio, processo, controllo, responsabilità ed evidenza documentale diventa così un elemento centrale per valutare l’affidabilità dell’informativa e svolgere un’attività di assurance realmente efficace.

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